Io sto con il popolo armeno
San Benedetto del Tronto | Con l'ingresso della Turchia in Europa rimane ancora in silenzio la tragedia del genocidio degli armeni.
di Antonella Roncarolo
Ho avuto la fortuna e il piacere di presentare alla Palazzina Azzurra, la scorsa estate nellambito degli Incontri con lautore organizzati dalla libreria La Bibliofila e dal Comune, il libro La masseria delle allodole edito da Rizzoli di Antonia Arslan, finalista al Premio Campiello.
Il libro desordio della scrittrice padovana racconta, in maniera dolorosa e delicata, la vita di una famiglia armena, la sua famiglia, in un momento particolare e drammatico della storia di questo popolo, il 1915.
Se la storia del Novecento ha affidato alla memoria collettiva lo sterminio degli ebrei perpetrato dal nazismo, non altrettanto si può dire del genocidio degli armeni, avvenuto durante la prima guerra mondiale e per mezzo di essa occultato.
Di questo crimine contro l'umanità sfugge anche l'entità e la gravità, perché fino ad oggi sostanzialmente negato dai responsabili e dai loro discendenti, quei "giovani turchi" che si apprestavano a costruire sul corpo morente dell'impero ottomano il nuovo stato nazionalista, fondato sulla purezza etnica, da ottenere con qualsiasi mezzo.
Il genocidio nascosto degli armeni dovrebbe tornare dattualità con la notizia dellavvio dei negoziati per lingresso della Turchia nellUnione Europa.
Infatti, le agenzie di stampa e i quotidiani di tutto il mondo sottolineano le polemiche e i dubbi sullingresso di questo stato in Europa.
Ma quali sono le obiezioni?
La più importante sembra essere il riconoscimento di Cipro. E vero la Turchia non riconosce ancora dal punto di vista diplomatico la parte greco-cipriota, ma cè da essere certi, che per lingresso in Europa, si troverà al più presto un escamotage politico e diplomatico.
Il secondo problema è il fatto che la Turchia è un paese musulmano, e qui la nostra Lega Padana alza la voce e fa vedere i muscoli. Fortunatamente la costituzione europea non si è data unentità religiosa e quindi ben vengano cittadini che professano altre spiritualità.
Cè poi il fatto delle leggi sui diritti delle donne, sulla tortura e qui tutti parlano, forse troppo ottimisticamente, di un processo lento ed inesorabile della Turchia verso la modernizzazione.
E lArmenia? Ancora silenzio.
La scena dello scannatoio alla masseria è uno dei passaggi più intensi del romanzo della Arslan per la sua straordinaria forza visiva ed emotiva, che le fa assumere la valenza archetipica di simbolo di tutti i massacri che il cammino doloroso dell'umanità ha conosciuto.
Un milione e mezzo di uomini, donne e bambini, una cultura antica e splendida è stata azzerata dalla follia del governo turco.
Nessuno vuole condannare i cittadini turchi di oggi che si stanno muovendo verso lEuropa, ma il riconoscimento di quel genocidio è dobbligo per il loro ingresso.
Mi dichiaro a favore della Turchia in Europa , ma solo dopo che essa abbia riconosciuto il genocidio armeno. Cosa che la Turchia non ha ancora fatto.
E' come se la Germania fosse stata associata all'allora Comunità europea o all'ONU senza che nessuno avesse fatto menzione dei passati crimini hitleriani.
Per la Turchia, invece, è così. Purtroppo.
Il popolo armeno ha diritto che gli sia riconosciuta la sua tragedia.
Un popolo che ha subito un destino per certi versi molto simile a quello dei nostri istriani, fiumani e dalmati.
A questo ho pensato, leggendo la seguente meditazione della Arslan, con cui mi congedo dai lettori: "Alle onde del mare che vengono e vanno già si affida questo popolo mite e laborioso. Nessuno in verità pensa che ritornerà alla propria casa: tutti già sentono, intorno, l'avidità degli altri, i compatrioti non segnati dal destino, quelli che sono della giusta razza e religione, e s'impossesseranno dei loro beni, dei campi e delle case, delle botteghe e dei frutteti opulenti. E tuttavia, dal cerchio maledetto riusciranno a sfuggire, ne sono certi; e le braccia salde, sostenute dagli animi coraggiosi, ricostruiranno altrove".
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19/12/2004
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