Il Principe della Nebbia di Carlos Ruiz Zafon
Ancona | Recensione di Ludovica Mazzini
di Ludovica Mazzini
La storia è ambientata nel periodo della II Guerra Mondiale, anno 1943. La famiglia Carver decide di trasferirsi in una nuova casa sul mare, proprio per sfuggire al travaglio delle armi.
Quella casa racchiude, però, un tremendo segreto: gli inquilini precedenti morirono accidentalmente molti anni prima, lasciandola disabitata e abbandonata.
Max, il figlio dei coniugi Carver, scoprirà un giardino nascosto dietro la casa, un'inquietante luogo abitato da statue.
L'amicizia che stringe con Roland, ragazzo del posto e figlio adottivo del guardiano del faro, lo porterà a conoscenza del Principe della Nebbia: Dottor Cain per i vivi, personaggio diabolico che si presenta sotto forme sempre diverse e che si nutre di una sola cosa, la morte.
L'autore utilizza un linguaggio estremamente adatto alla trama, creando parabole che esprimono l'inquietudine e il terrore che vivono i personaggi.
Le sensazioni raggiungono anche il lettore, che si trova catapultato all'interno della storia, quasi fosse un osservatore silenzioso presente sulla scena.
Si respira un'atmosfera misteriosa, a tratti gotica e romantica (per romantico si intende il romanticismo come corrente letteraria).
Sicuramente Zafòn conosce bene questo genere, infatti molti altri suoi testi possono essere definiti dei gialli con sfumature thriller: "L'Ombra del Vento" (2004) è stato per così dire il "masterpiece" che lo ha reso famoso in tutto il mondo e che ha dato vita alla saga del Cimitero dei Libri Dimenticati, seguito poi da "Il Gioco dell'Angelo" (2008).
I lettori hanno talmente amato i suoi libri, che al momento sono circa 40 le lingue in cui sono tradotti.
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03/08/2014
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