Le Marche disperse, testimone dell'identità culturale
| ANCONA - Presentato a Palazzo Ferretti il volume a cura del Servizio Cultura della Regione. Le alterne vicende del nostro patrimonio artistico sembrano avventure da romanzo storico.
Un grande libro di Storia, impeccabile nellattività di ricerca scientifica e catalografica. Da leggere con gioia perché ben scritto e con saggi introduttivi di raro valore.
Così ha definito Le Marche disperse- Repertorio di opere darte dalle Marche al mondo Mario Lolli Ghetti, direttore regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici delle Marche nel corso della presentazione, sabato scorso, a Palazzo Ferretti- sede del Museo archeologico nazionale delle Marche- del quarto volume dellomonima collana editoriale.
Una ricerca durata due anni e condotta con passione dalla curatrice del volume, la storica dellarte del Servizio Cultura della Regione Marche, Costanza Costanzi: 448 schede descrittive di 500 opere, 756 immagini, saggi introduttivi che affrontano il problema della dispersione da diversi punti di vista, una bibliografia completa e indici topografici delle opere schedate.
Una ricostruzione che ripercorre oltre tre secoli di dispersioni: dal primo grande diaspora dei capolavori delleredità Della Rovere dal 1631 verso Firenze e il Vaticano- ha ricordato Maria Luisa Polichetti, consulente per i Beni Culturali della presidenza della Regione - attraverso le spoliazioni di epoca napoleonica, fino alle acquisizioni dei grandi collezionisti.
Quanto non sarà preso dallacciaio dei Francesi, sarà preso dalloro britannico. riferendosi ai numerosi acquisti di capolavori da parte delle case dasta e dei musei inglesi.
Il prezioso patrimonio darte proveniente dalle Marche, tra cui capolavori di Raffaello, Tiziano, Piero della Francesca, Crivelli, Lorenzo Lotto e Federico Barocci, si trova oggi in musei e collezioni di tutto il mondo: dal Louvre di Parigi, al Metropolitan di New York o la National Gallery di Londra a luoghi insospettabili, come il Bishop Museum di Honolulu o la National Gallery of Victoria di Melbourne.
Unattività catalografica impegnativa ha spiegato la Costanzi- a cui hanno concorso studiosi di fama nazionale, invitati da noi a fornire informazioni di qualsiasi tipo su opere di cui conoscessero la provenienza marchigiana. Così si è potuto quasi raddoppiare il numero delle opere censite.
Ma questo volume ha aggiunto la curatrice offre anche spunti di curiosità quasi da romanzo davventura, perché racconta di situazioni legate a furti e sparizioni, misteri di opere scomparse e ricomparse, personaggi particolari come il marchese Campana di Osimo , proprietario di unimponente collezione darte completamente perduta e poi finito sotto processo per la spregiudicatezza negli affari.
Un fatto emblematico è anche la sorte di una statua lignea del 500: da una chiesa di Camerino a Palazzo Davanzati a Firenze, poi venduta nel 1910 sul mercato americano, ricomparsa in Italia e acquistata nel 1934 da Gabriele DAnnunzio che lha collocata al Vittoriale dove si trova ancora oggi.
Certo- ha aggiunto la Polichetti- farebbe un altro effetto ammirare la cosiddetta Pala di Brera nella sua originaria collocazione: la chiesa di San Bernardino ad Urbino; significherebbe assistere alla conclusione naturale di unarchitettura. Ma nonostante la triste consapevolezza che questo nostro patrimonio è stato enormemente depauperato, questo libro ha il pregio di rendere testimonianza del valore e dellidentità culturale delle Marche.
Flavia Emanuelli, del Servizio Cultura, ha ricordato come lidea di progetto Le Marche disperse fu concepita nel lontano 1986, dal Direttore dellallora Centro regionale per i Beni Culturali , Pietro Zampetti, che avviò un inventario delle opere asportate nel periodo napoleonico, programma poi assunto a metodologia catalografica dal successivo direttore Mario Canti. Oggi , grazie allimpegno di Costanza Costanzi, ha preso forma non solo di un volume ma anche come consultazione di una banca dati online.
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05/07/2005
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