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Caso di "buona" sanità al pronto soccorso di Ascoli Piceno

| Un fatto non isolato che dovrebbe far riflettere chi di dovere.

di Nicola Lucidi

Noi non vogliamo entrare nell’ immenso labirinto della sanità italiana, alla faccia di chi dice che va tutto bene, che, se pagando direttamente allora la prestazione è immediata, altrimenti non c’è posto neanche per l’urgenza.

Citiamo un caso, e non è isolato, noi lo abbiamo riscontrato per diversi giorni andando a fare una verifica nel reparto, pronto soccorso dell’ospedale di Ascoli Piceno, per poter riscontrare il fatto che si era verificato fosse stato casuale.

La signora C. L. di 85 anni, viene trasportata dalla sua abitazione al pronto soccorso dell’ospedale dall’ambulanza del 118 con dolori atroci, insopportabili, nella zona dell’anca a tutta la gamba destra con strilli e lamenti.

Erano esattamente le ora 15,00 di domenica.

L’infermiera di servizio all’accettazione del pronto soccorso le consegna ai famigliari un foglio con dei codici dove viene sbarrato il n. 3 verde ed un numero.

La signora C. L. viene “accantonata” nella cameretta adiacente la sala del pronto soccorso sopra un lettino. Gli strilli di dolore richiamavano tutti i pazienti che erano circa 40 ed il numero, con il passare delle ore, aumentava notevolmente.

Dalle 15,00 si arriva alle 22,30 senza nessuna considerazione da parte dei sanitari.


Alle sollecitazioni dei famigliari della sofferente si aveva dall’infermiera la sola risposta di stare calmi ed aspettare il turno con il numero.

Alle 22,40 un famigliare della signora C.L., stufo, chiama il 112, i carabinieri.

Alle 23,20 la signora sofferente, viene finalmente trasportata nell’ambulatorio del dottor Capriotti che immediatamente diagnostica la frattura del femore e chiede che venga trasportata presso la radiologia, dove alle 23,50 gli effettua la lastra e conferma la rottura del femore e quindi riaccompagnata al pronto soccorso per la dovuta documentazione e trasferita nel reparto di ortopedia dove poi, viene operata al femore rotto.


Ricordiamo che la signora è da tempo assistita dall’ ADI (assistenza domiciliare infermi), ma solo formalmente, perchè da diversi mesi lamentava forti dolori alle gambe per l’atrofizzarsi dei muscoli, e pur avendo esibito richieste di fisioterapiste a domicilio, in quando non trasportabile, gli veniva negato per mancanza di personale e quindi la normale conseguenza del trauma subito.


Questo è un piccolo specchio della nostra sanità.

29/06/2006





        
  



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